Case di Pietra
L'entroterra ischitano conserva una cultura contadina che, moderna nelle sue espressioni, si fonda su basi storiche antichissime. Gli studiosi che si sono interessati della nostra isola sono rimasti affascinati da alcuni insediamenti rurali e dalla loro architettura primitiva, in particolare nel versante meridionale: da Serrara Fontana alle contrade, Cuotto, Ciglio, Monterone, che si protendono verso Forio.
Questi insediamenti sono noti come "le case di pietra". Per tracciare la storia, seppure lacunosa, di queste pietre bisogna tenere conto delle caratteristiche geologiche dell'isola ma chi volesse una spiegazione più fantasiosa della loro esistenza può rifarsi alla mitologia classica. Per accontentare coloro che si fidano della scienza diremo che, forse nel II sec. d.C., a causa di una serie di terremoti dovuti ad assestamenti tettonici si staccarono dall'imponente monte che domina l'isola, l'Epomeo, grossi massi di roccia lavica che rotolarono verso valle sui vari versanti dell'isola: qualcuno arrivo addirittura in prossimità dei mare, molti si fermarono lungo i vari versanti del monte ma in particolare sul versante di Sant'Angelo, di Punta Imperatore, di Citara, altri ancora nella zona denominata Falanga.
L'epoca in cui essi cominciarono ad essere adibiti ad abitazioni è incerta: atti notarili dei primi decenni dei 1400 attestano già l'esistenza ma è nel secolo successivo che le ripetute invasioni piratesche di turchi e saraceni prima e l'esigenza di ampliare i terreni coltivabili poi, spinsero gli abitanti di quelle zone a cercare rifugi sicuri nelle aree più distanti dalle coste e più in alto, ecco allora che quei grossi macigni, scavati all'interno per offrire semplici comodità domestiche, si rivelarono dapprima preziosi rifugi e, in un secondo momento, comode case rurali, fresche cellai, pozzi per la raccolta dell'acqua, depositi per gli attrezzi agricoli, luoghi di culto.
Per coloro che sono interessati ad una spiegazione mitologica diremo che fu il gigante Tifeo, scuotendosi per liberarsi dalla prigionia cui Giove l'aveva costretto sotto la nostra isola, a provocare la caduta di grossi massi dalla sommità dell'Epomeo.
Se ne possono osservare un discreto numero fra le contrade di Ciglio, Cuotto, Panza e Falanga, perfettamente mimetizzate con l'ambiente circostante; quello che ancora oggi stupisce è che quelle meglio conservate sono ancora oggi sfruttate come un tempo anche se hanno subito ristrutturazioni e sovrapposizioni architettoniche che ne hanno snaturato il primitivo aspetto. Tante altre sono ormai nascoste da rovi o ricoperte da piante, lungo sentieri che portano all'Epomeo, che le nascondono all'occhio dei visitatore.
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